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Acquedotto Romano

Acquedotto Romano

… dove …

L’antico acquedotto  lo si incontra percorrendo la strada che collega il Comune di Ischia a quello di Barano.
Si incontra una fuga di archi in doppio ordine, che partono dal lato orientale del Monte Buceto, nella pineta tra Fiaiano e la valle del Rotaro, e un tempo arrivava fino ad Ischia Ponte. A prima vista, la sagoma dell’acquedotto richiama alla mente una costruzione di epoca romana. Ed infatti, questo acquedotto, dagli ischitani, viene comunemente chiamato anche “Acquedotto Romano”.

… la storia …

L’acquedotto è stato costruito alla fine del XVI secolo, dato che il Comune di Ischia non aveva acqua potabile, poichè il mare aveva sommerso la fresca fonte di Cartaromana. All’epoca il Comune di Ischia non corrispondeva esattamente all’attuale, la vita si concentrava, soprattutto, nel Borgo di Celso, attuale Ischia Ponte. Per provvedere all’utile del Borgo di Celso il Cardinale Granvela concedette all’isola alcune immunità ed esenzioni dal pagamento dell’imposta sul vino,  cosicché le somme riscosse per questa tassa, invece di essere di profitto al re, fossero utilizzate per la costruzione dell’acquedotto. Quest’opera fu in parte eseguita da Orazio Tuttavilla, che in quei tempi era governatore dell’isola: fece forare la montagna e l’acqua pervenne nella piazza del Borgo di Celso, grazie all’acquedotto, percorrendo circa tre chilometri . Ma l’opera non giunge al suo compimento, e per gli ottant’anni successivi non fu curata, e l’acqua mancò di nuovo.
Sotto il vescovado di Girolamo Rocca, l’opera fu ripresa e completata costruendo ponti, migliorando i condotti, edificando archi. Tutto ciò fu fatto con enormi sacrifici e con la sola iniziativa privata. La popolazione, per beneficiare dell’acquedotto, dovette sostenere una forte tassa sui cereali. La leggenda vuole che il monsignor Rocca disse che: “Queste acque si sono ottenute col sacrificio sul cibo: la sete da buona maestra, ha insegnato a sopportare la fame”. E che questa frase venne incisa su una lastra di marmo e posta su una delle due fontane che si trovavano nella piazza sul Borgo di Celso. Infatti, affinché la cresciuta popolazione avesse potuto giovare dell’acqua di Buceto, furono erette due fontane nell’estremità opposte della piazza. L’altro acquedotto, più recente, costruito nel 1853, fu a spese della casa reale, ordinato da Ferdinando II, partendo dalla fonte fino alla Villa dei Bagni, dove sorge la Real Casina, su un muro esterno del cancello d’entrata fu posta una fontana, per l’uso pubblico, e una guardia forestale venne destinata alla custodia del canale.

… la struttura …

L’acquedotto è costituito da due ordini di archi sovrapposti. Le pietre pomici utilizzate furono prelevate dalle cave vulcaniche dell’Arso, prodotte con l’eruzione del 18 gennaio 1301. Sono presenti, regolarmente, dei fori che probabilmente sono dovuti alla presenza, durante la costruzione, di travicelli per il mantenimento di impalcature. Gli archi inferiori presentano due ordini di mattoni, mentre gli archi superiori ne hanno solo uno. Circa a metà del suo percorso, l’acquedotto presenta una sola grande arcata, che somiglia ad un’antica porta trionfale. Anche qui nell’arco ci sono due ordini di mattoni, che ne disegnano il contorno sia nell’intradosso sia sui pilastri che sulla facciata. E’ probabile che questa volta fu costruita con delle centine appoggiate a terra con dei pali di legno perché non ci sono segni di sporgenze nella muratura per l’appoggio di centine semplici.

 

 

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Ad Ischia Ponte, in pieno centro ma comunque tranquillo